L’hotellerie si prepara alle nuove sfide post pandemia
Osservatorio - Il Sole24ORE

L’hotellerie si prepara alle nuove sfide post pandemia

Il mondo dell’hotellerie è stato messo a dura prova dalla pandemia e probabilmente avrà un volto nuovo nel mondo post Covid-19. Gli esperti sono certi che il settore del turismo, non appena avverrà un ritorno alla normalità, registrerà una vivace ripresa. E forse per questo i big del comparto si stanno già preparandosi alla fase di riapertura con nuove proposte, nuove strutture e anche con fusioni e acquisizioni, spesso dovute anche a cause di forza maggiore. 

A cura di Il Sole24ORE

 

Alberghi del futuro sempre più digitali

Gli hotel dell’era post Covid molto probabilmente saranno più tecnologici e attenti alle esigenze del singolo cliente. La pandemia, per altro, ha finito per accelerare trend già in atto da anni e per incoraggiare investimenti del settore nel digitale. Ovviamente le grandi catene alberghiere e gli hotel con spalle finanziarie più larghe riusciranno a rimanere più facilmente al passo con i tempi, potendo affrontare consistenti spese in innovazione più difficili da sostenere da parte delle piccole strutture. Secondo uno studio promosso dalla Scuola italiana di ospitalità e curato da Cassa depositi e prestiti e da TH Resorts, su dati elaborati anche dal CdiLabs, le aziende dotate di sistemi di gestione ERP (enterprise resource planning) sono passate dall’11% del 2010 al 29% del 2017, quelle con CRM (customer relationship management, il sistema per gestire le relazioni con i clienti) dal 37% al 48% dello stesso periodo. Però, ancora nel 2016, solo il 10% delle imprese italiane del settore risultava dotato di un sistema di software gestionale per l’hotellerie, rispetto al 15% della Francia, il 20% della Spagna e il 32% del Regno Unito, anche se tutte, comunque, sembrano ormai aver ben compreso la stategicità della presenza on-line. Il comparto, in base all’indagine, andrà verso la polarizzazione del mercato in due megainsiemi, quello degli aggregatori business to consumer (azienda-cliente, senza mediazioni), e quello degli integratori business to business ( con piattaforme che aiutano gli operatori a integrare le attività delle strutture ricettive). Già negli anni passati Internet ha spostato il mirino dell’attività turistica dalla distribuzione al cliente finale, penalizzando spesso categorie più piccole come quelle dei “tre stelle”. La tecnologia, però, potrebbe dare sostegno proprio alle aziende di piccola dimensione, consentendo più marcate personalizzazioni dell’offerta, grazie alla profilazione dettagliata della clientela, e una maggiore attenzione alla sostenibilità. Del resto l’innovazione del settore turistico deve procedere non solo in ambito tecnologico, che pure vanta grandi numeri (ad esempio 15,5 miliardi di euro negli acquisti on-line nel 2019, in crescita del 9% sul 2018), ma anche verso altre direzioni come l’innovazione di business per combattere la frammentarietà del settore, e l’innovazione sociale, tesa al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Per concludere, in base alla ricerca, l’innovazione in ambito turistico deve essere uno strumento il cui fine ultimo sia quello di aiutare i viaggiatori ad avere un’esperienza unica. L’Italia potrà ridurre il gap di innovazione rispetto ad altri Paesi facendo sistema e promuovendo eventualmente collaborazioni con i player del “Made in Italy”. Il fattore umano rimarrà un elemento essenziale per lo sviluppo del settore turistico. A tal fine, lo strumento chiave sarà la formazione, soprattutto dei giovani.

 

Fusioni e acquisizioni all’orizzonte. Rosso apre danze in Italia

La pandemia ha favorito e favorirà sempre più processi di fusione e acquisizione nel settore alberghiero, complici le difficoltà finanziarie che trasformano numerose strutture in facili prede. In Italia la prima mossa che ha sparigliato le carte nel mondo alberghiero è stata fatta da Renzo Rosso, il fondatore del marchio di moda Diesel. Nel maggio 2020 l’imprenditore veneto ha annunciato l’acquisizione dell’hotel Ancora a Cortina, il più vecchio della perla delle Dolomiti, costruito nel 1826. A vendere è stata Flavia Cusinato, titolare dal 1984 della struttura. L’investimento, secondo indiscrezioni , sarebbe stato nell’ordine di 20 milioni di euro. Tra l’altro quella a Cortina non è la prima operazione conclusa in ambito hotellerie da parte della holding del fondatore e presidente di Diesel: in passato aveva già rilevato l’hotel Pelican di Miami Beach, struttura con 30 suite, e il Chiltern Firehouse di Londra, nel quartiere residenziale di Marylebone. A livello internazionale vale la pena citare il caso di Sonesta, gruppo che nel corso della pandemia è passato dall’essere una società di rilevanza locale a diventare un’importante realtà internazionale. La società del Massachusetts, che l’anno scorso possedeva solamente 58 alberghi, si è ritrovata proprietaria di 1.200 strutture a inizio 2021. Tutto è iniziato qualche mese fa, quando la Service Properties Trust (Svc), società immobiliare titolare di una quota consistente di azioni della stessa Sonesta, ha deciso di annullare i contratti di un paio di centinai di hotel gestiti da Ihg e Marriott, dopo che questi ultimi non erano riusciti a onorare i propri pagamenti, a causa delle difficoltà legate all’emergenza sanitaria. Gli asset, ovvero gli alberghi, sono confluiti in Sonesta. Poi la spinta decisiva è arrivata a fine 2020, quando sempre la stessa Sonesta ha chiuso un accordo per l’acquisizione di Rhl Corporation (Red Lion) e dei suoi oltre 900 hotel in franchising distribuiti in otto brand differenti: Hotel Rl, Red Lion Hotels, Red Lion Inn & Suites, Signature Inn, GuestHouse, Knights Inn, Americas Best Value Inn e Canadas Best Value Inn. Il tutto per un controvalore totale di circa 90 milioni di dollari e con l’obiettivo di finalizzare la transazione entro il primo trimestre del 2021.

 

Mariott si espande in Asia, Bulgari apre a Miami

Altre società stanno pianificando la propria espansione. Marriott International, ad esempio, sta programmando 100 nuovi hotel nell’Asia Pacifico, dove già nel 2020 aveva celebrato la sua struttura numero 800. La Cina rimarrà un’area importante per il gruppo, con il raggiunto traguardo del 400esimo hotel. Inoltre, nel portfolio luxury, sempre in Cina, nel 2021 si apriranno strutture come il W Changsha,W Xiamen, St. Regis Qingdao e The Ritz-Carlton Reserve Jiuzhaigou. Anche Bulgari Hotel & Resort, comunque, non rimarrà ferma. La catena del gruppo Lvmh ha annunciato l’inizio dei lavori a Miami, dove conta di aprire la sua undicesima struttura nel 2024, conquistando così per la prima volta il suolo americano.

 

Cdp sostiene il settore con 2 miliardi

Non tutte le strutture, però, hanno liquidità per sostenere grandi investimenti. Così in Italia, a sostegno dell’hotellerie che rimane un business di punta, è scesa in campo Cassa Depositi e Prestiti, lanciando di recente un Fondo per il Turismo che intende investire fino a due miliardi di euro in strutture alberghiere storiche e iconiche nel nostro Paese. Il Fondo è il quarto pilastro della strategia di Cdp a supporto del settore, articolata anche su formazione, innovazione e consolidamento dei gestori. Cdp si propone così di valorizzare asset immobiliari, attraverso l’acquisto e l’ammodernamento delle strutture alberghiere, promuovendo la separazione tra proprietà immobiliare e gestione alberghiera, per garantire adeguati investimenti ed elevati standard qualitativi. Sette sono le strutture già acquisite dalla Cassa, per un controvalore di circa 160 milioni di euro. I due miliardi saranno in parte finanziati da Cdp, per un totale di 750 milioni di euro, e in parte da investitori terzi. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo contribuirà, attraverso un fondo istituito con il Decreto Rilancio, fino a 150 milioni di euro. Nota importante è che il Fondo concede agli attuali proprietari la possibilità di riacquistare in futuro la struttura ceduta. 

 

 

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